Con le mani "pulite" di farina


L'avventura di Stefano Pransani parte 22 anni fa, quando nella sua azienda agricola inizia a fare le prime propagazioni di semi in collaborazione con due genetiste anche custodi di parte della banca dei semi che abbiamo in Italia e con le quali continua a collaborare ancora oggi su alcune popolazioni autoctone di grano romagnole.


"Negli anni a seguire ho coinvolto molti amici agricoltori della zona che mi hanno coadiuvato nel progetto e attualmente siamo arrivati ad avere quasi 600 ettari coltivati sul territorio per la mia produzione di farine. Insieme abbiamo sposato un intento che ha come comuni denominatori la ricerca della qualità oltre alla meritocrazia garantita dal fatto che pattuiamo insieme il prezzo del grano facendo contratti di filiera affinchè chi lavora per l'alta qualità sia comunque gratificato dal giusto prezzo; questo anche perchè chi opera in un territorio come il nostro di mezza e alta collina spesso è più un eroe che un contadino."


"Facciamo dei controlli molto serrati e il nostro modello di lavoro è un modello atto a garantire la massima qualità del prodotto; tutti ne siamo coscienti e tutti quanti siamo d'accordo anche nel non avere un marchio che ci identifichi come gruppo perchè e sufficiente per noi fare parlare il nostro prodotto puntando alla qualità. Partecipiamo a progetti, questo si, uno molto importante è il progetto sviluppato dalla regione Emilia-Romagna che si chiama Bioadapt che ha come primo scopo l'adattamento di miscugli varietali e popolazioni evolutive di frumento tenero per il settore delle produzioni biologiche emiliano-romagnole. I grani inseriti nello studio appartengono ad una popolazione evolutiva di 5 grani tradizionali italiani che sono Gentilrosso, Frassineto, Inalettabile, Verna e Andriolo e che vengono da me identificati sulle confezioni con la parola <Oroset> su progetto Bioadapt"



"Nei 600 ettari coltivati produciamo grani antichi su un'estensione di circa 230 ettari mentre nei restanti 370 ettari coltiviamo grani tradizionali per gli usi più quotidiani come per fare la pizza, il pane o i dolci; seminiamo anche altri cereali come farro monococco e segale ma inseriamo in commercio anche farine di riso e di avena"


Io credo che l'aspetto, direi il valore, più importante dei progetti che interessano le microfiliere locali come quello di Pransani, o come quello siciliano di Simenza, sia il fatto di mantenere possibile e protetto il guadagno dell'agricoltore che coltiva grani e che lo fa puntando alla qualità del prodotto; questo diventa importantissimo se pensiamo che il mercato del grano è ormai internazionale e viene regolato da vere e proprie borse che decidono il suo prezzo indipendentemente dalla qualità o dalle quantità esistenti.



"Vedi Furio, noi siamo indubbiamente tutti degli eroi che teniamo duro localmente perchè sappiamo che la globalizzazione vince a discapito della qualità degli alimenti prodotti e dei guadagni degli agricoltori. Prendi ad esempio il fatto che il prezzo del grano in questi mesi stia andando alle stelle e quindi tutti i prodotti trasformati aumentino di prezzo, quando la realtà è che il grano c'è ed è anche tanto in Italia, ma lo trovi nelle filiere locali dove la qualità del prodotto è ottima, il rispetto per la terra esiste, la tutela dei lavoratori e degli agricoltori anche"


Quindi la verità dov'e'?

La verità sta nel fatto che le multinazionali Italiane ed estere, non acquistano considerando la qualità locale delle materie prime alimentari perchè hanno la necessità di creare alta quantità di prodotto generando un alto profitto e questo può accadere solamente ottenendo un prezzo di acquisto bassissimo a discapito dell'etica sotto qualsiasi punto di vista la si consideri: ambientale, di rispetto del terreno, salutare per il consumatore o lavorativo per chi produce quegli alimenti. Spesso queste multinazionali devono arrivare ad inserire sul mercato farine a meno di 1 euro al chilo ma quel prezzo è un'illusione, perchè se non siamo noi consumatori a pagare alla cassa il giusto prezzo per prodotti alimentari leali, sani e locali, significa che la differenza che noi non sborsiamo l'hanno già pagata l'ambiente, chi lavora per produrre quei prodotti e soprattutto la pagherà la nostra salute.


Fate questa prova: comprate una farina da discount, portatela a casa e lasciate il pacchetto aperto anche per due o tre settimane e poi controllate se qualche farfallina ha depositato le sue uova. Non accadrà, perchè la natura "viva" cerca altra natura "viva" per generare e proteggere la nuova vita.


Vi consiglio invece di non provare a fare la stessa cosa con le farine di questo signore... :)

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