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Non è mangiando insalatina bio una volta alla settimana che si fa la rivoluzione

Voi non avete le scatole piene di tutta questa enorme finzione pubblicitaria pressante dei cibi industriali? Io si! Quindi perché non giocare a rispondere con le stesse parole, regole, luoghi comuni, atmosfere e musiche? Perché non farlo sorridendo ma mostrando la verità che viene opportunamente celata? Perché non metterne in scena gli enormi paradossi?

L'industria alimentare non può fare ciò che riescono a realizzare i contadini localmente e quindi grazie alla pubblicità li emula; ma non esiste nulla di semplice, sentimentale, emozionale, altamente nutrizionale, naturale, sostenibile, eco-friendly, green, altruista, etico e manualmente creato dall'uomo in un alimento industriale: i loro spot pubblicitari sono degli enormi paradossi, delle inconsapevoli barzellette. Tramettere pregi "naturali" è il primo compito degli spot pubblicitari di alimenti industriali che però non devono promuovere la vendita di scarpe, televisori o automobili ma di qualcosa che entrerà nel nostro corpo, che verrà a contatto con il nostro sangue e che avrà lo scopo di nutrire i nostri organi vitali al meglio grazie a nutrienti "vivi" e numerosi; sto parlando di alimenti nati da suoli sani e non di alimenti "morti" organicamente e che quindi non possono che possedere molti meno nutrienti utili alla nostra salute proprio perché crescono in terre anch'esse "morte" in quanto consumate dalla chimica di sintesi e da un'agricoltura estensiva/intensiva.
 

il pollice verde non basta 

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serve il medio sostenible

PRRR 4.0 

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Lo scopo della diabolica pubblicità alimentare è quello di funzionare da silenziatore; foderare i nostri occhi e cervelli al fine di allontanarci dai processi dannosi dell'industria, dalla scarsa densità nutrizionale degli alimenti convenzionali rispetto a quelli contadini, dall'inquinamento provocato dai milioni di chilometri percorsi ogni anno su strada, in mare e in volo per distribuire quegli #industrialimenti; prodotti che vengono creati anche grazie alle ingiustizie lavorative che nascono sfruttando paesi poveri nel ciclo produttivo grazie all'outsourcing, un meccanismo per il quale molte aziende vengono sovvenzionate con soldi pubblici (quindi nostri) per decentralizzare le proprie produzioni in paesi esteri più "convenienti" e da sfruttare: ma la versione ufficiale è sempre quella di "portare benessere e ricchezza" in quei paesi.

Quando si mettono le mani sul carrello della spesa lo si fa senza chiedersi
"come è stato fatto quell'alimento?", "ma non è che se costa poco è perché vale poco?", "se acquisto alimenti industriali in fondo contribuisco al degrado ambientale?", "perché le aziende dell'industria alimentare non pagano per i danni recati alla terra e all'ambiente e se lo facessero, i loro prodotti avrebbero prezzi così bassi?", "per quale motivo non si dice mai che gli alimenti sani sono la prima cura per la salute delle persone?"
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Noi non riflettiamo non perché siamo stupidi, ma più semplicemente perché i produttori delle industrie alimentari nei loro spot pubblicitari parlano tutti la stessa lingua che serve a
distrarci dalla realtà in maniera da farci sognare e desiderare quei prodotti, garantendosi il nostro coinvolgimento emotivo e occultando le loro reali azioni negative, evitando di farci riflettere sul fatto che se cambiassimo le nostre abitudini alimentari in massa trasformeremmo definitivamente le sorti del pianeta.

Alla fine accadrà, come sempre, che il prezzo per questa finzione continueremo a pagarlo noi con il degrado del nostro benessere salutare insieme a quello del suolo e della natura e se adesso, oggi, noi non scegliamo il giusto luogo dove fare la spesa alimentare nutrendoci con alimenti locali e contadini nati rispettando la terra, quel prezzo incolmabile da pagare ricadrà sui nostri figli grazie all'esattore di una catena industriale alimentare che consuma continuamente suolo e quindi vita: la sua inverosimile pubblicità.

Noi tutti abbiamo il diritto e il dovere di scegliere l'indipendenza intellettuale, culturale, alimentare e maggiormente mangiamo cibo locale, meno il sistema alimentare industriale regna a scapito della nostra salute e di quella della natura che comprende anche gli esseri umani: pregiudicare la vita del suolo significa aggredire anche la nostra esistenza.

 

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