Ma non avete le scatole piene di tutta questa enorme finzione pubblicitaria pressante creata dall'industria alimentare?

Se questo sistema di persuasione ci coinvolge così tanto martellandoci il cervello anche grazie a tecniche sempre più innovative, persuasive e diaboliche (siamo arrivati al marketing neuronale e forse l'abbiamo anche superato...) allora perchè non rispondere giocando con le stesse parole, regole, luoghi comuni, atmosfere e musiche ma dicendo la verità?

il pollice verde non basta 

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serve il medio sostenible

#mediosostenibile1  (da usare senza cautela)

#mediosostenibile2  (da usare senza cautela)

#mediosostenibile3  (da usare senza cautela)

L'industria alimentare non può fare ciò che riescono a realizzare i contadini localmente e quindi grazie alla pubblicità li emula, ma non esiste nulla di semplice, sentimentale, emozionale, altamente nutrizionale, naturale, sostenibile, ecologico, altruista, etico e manualmente creato dall'uomo in un alimento industriale. Una comunicazione pubblicitaria che però non deve vendere scarpe, televisori o automobili ma qualcosa che abbia lo scopo di entrare nel nostro corpo, nel nostro sangue, al fine di nutrire i nostri organi vitali e dovrebbe farlo al meglio grazie ad alimenti "vivi" nati in terre sane e senza consumarle, ma che invece nella realtà sono stati coltivati grazie alla chimica di sintesi e poi commercializzati aggiungendo  additivi e conservanti.

Lo scopo della diabolica pubblicità alimentare è quello di allontanarci dalle tante verità dei processi dell'industria, dalla minore densità nutrizionale degli alimenti industriali rispetto a quelli realmente naturali e locali, dall'inquinamento provocato dai milioni di chilometri percorsi ogni anno a terra e in aria per il trasporto, da prodotti che spesso sono stati creati grazie alle ingiustizie lavorative in Italia oppure nate sfruttando paesi poveri coinvolti nel ciclo produttivo; lo chiamano "outsourcing" un meccanismo per il quale molte aziende vengono sovvenzionate con soldi pubblici per decentralizzare le proprie produzioni in paesi esteri più "convenienti" e da sfruttare: spesso lo chiamano anche progresso economico.

Quando mettiamo le mani sul carrello della spesa lo facciamo senza chiederci "come è stato fatto quell'alimento?", "ma non è che se costa poco è perchè vale poco?", "se acquisto alimenti industriali in fondo contribuisco al degrado ambientale?", "perchè le aziende dell'industria alimentare non pagano per i danni recati alla terra e all'ambiente e se lo facessero, i loro prodotti avrebbero prezzi così bassi?", "per quale motivo non si dice mai che gli alimenti sani sono la prima cura per la salute delle persone?"
. Noi non riflettiamo non perchè siamo stupidi, ma più semplicemente perchè i produttori delle industrie alimentari nei loro spot parlano la stessa lingua per distrarci dalla realtà in maniera da farci sognare ciò che vogliono nascondendo le reali azioni negative garantendosi il nostro coinvolgimento emotivo e facendoci dimenticare di riflettere e scegliere i migliori alimenti per la nostra salute, per quella del suolo, dell'ambiente e di chi lavora per produrli.

Alla fine accade come sempre che il prezzo per questa finzione continueremo a pagarlo con il degrado del nostro benessere insieme a quello del suolo e della natura. Se adesso, oggi, noi non scegliamo il giusto luogo dove fare la spesa alimentare e cioè non consumiamo alimenti locali e contadini nati rispettando la terra, quel prezzo ricadrà anche sui nostri figli grazie all'esattore della catena industriale alimentare: la sua pubblicità.